El niño terrible della pittura messicana. Julio Galán. 

Un universo di segni mutevoli convergono in una visione lucida, inaspettatamente organica. Un’immaginazione creativa quasi narcisista detta le regole di una narrazione caledoscopica e controllata dove la percezione del tempo collassa risultando amplificata, onirica, piacevolmente ingannevole.

Definito più volte dalla critica niño terrible, l’artista messicano Julio Galán (1959-2006), rinnova gli stilemi dell’arte contemporanea degli anni 80, accompagnandoci senza alcun indugio nel suo mondo singolare e personalissimo.

Lo spazio pittorico accoglie tutti gli umori che compongono l’essere umano nella sua esistenza soggettiva e relazionale. Non è difficile incontrarvi le allusioni alla patria e agli ideali che  muovono la costruzione del nostro pensiero sulla realtà sociale, ma soprattutto il mondo interiore coi suoi conflitti, le creazioni della memoria, il tutto filtrato da uno humor elegante e paranoico che rende l’abisso un vuoto accogliente e quasi infantile, tutt’altro che tagliente e aspro, ma spazio icónico familiare e vagamente barocco, in cui quasi contemplare la nostra natura con le sue contraddittorie vicissitudini. Julio Galán sembra ricordarci che le possibilità create dalla mente sono semplici maschere adorne di elementi stranianti. Sono formalizzazioni possibili dei meccanismi dell’immaginazione e di un inconscio cosciente del suo potere creativo e ornamentale. E i contenuti sono forti, universali, eloquenti.

Julio Galán, Me quiero morir, olio su tela, 1985.
Julio Galán, Me quiero morir, olio su tela, 1985.

El niño terrible de la pittura messicana crea con la sua disobbedienza al senso comune varchi percettivi dove l’irrazionalità può tradursi in rappresentazione estetica e irriverente. Qui l’essere incontra l’altro in un gioco di allusioni, rimandi, conflitti. La fisicità del soggetto si emancipa e si veste del fascino dell’ambiguità e dell’eclettismo di segni, il corpo è appunto spazio-gabbia allegorica che mette in scena la relazione con se stessi e con il mondo, in una lotta per emanciparsi dal contesto ambientale, per manifestare al contrario la propria esistenza individuale.

G.

Suggerimento di ascolto:

John Scofield A go go 

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